
La fine dello sfruttamento minorile è uno degli obiettivi che L’associazione Figli del mondo si pone. Con il contributo dei privati, dell’ambiente economico locale, delle Istituzioni, anche culturali, si cerca di dare una risposta concreta all’indifferenza ed alla disperazione derivante dallo sfruttamento minorile. Questa risposta sarà tanto più incisiva quanto più questa associazione sarà in grado di ricevere consenso e sostegno.
Sfruttamento minorile che purtroppo possiamo trovare in diversi
punti del mondo come in Bolivia ed India.
La maggioranza dei ragazzi che vivono in strada in Bolivia sono maschi e sopravvivono
ricorrendo ad ogni espediente. Le ragazze che finiscono in strada subiscono
la vergogna dello sfruttamento minorile prostituendosi. Spesso
si trovano incinta e, o cercano di abortire (l’aborto è illegale
in Bolivia), o tengono il figlio che non sono assolutamente in grado di mantenere.
I ragazzi si trovano in diverse parti della città e trovano rifugio nelle
“torrantera”, che significa “luogo dove riposare”. Queste
sono misere strutture in legno e plastica e permettono di proteggersi un po’
dal freddo e dalla pioggia, sempre presenti ed intensi nella città di
La Paz, soprattutto in primavera ed in inverno. Alcuni ragazzi più piccoli,
dai 10 ai 14 anni, vivono sotto i ponti del fiume in misere baracche.
Il freddo e la fame sono i principali nemici: ecco perché in qualunque
angolo della città si vedono ragazzi che, per fuggire temporaneamente
dalla realtà, inalano la clefa, la droga dei poveri, una colla velenosa
che, se inalata, dà un senso di inebriamento e fa perdere il contatto
con la realtà. Solo pochi, si possono permettere l’uso di cocaina
e anfetamine il cui costo è comunque elevato e li costringe al furto
e alla prostituzione.
Anche in India esiste la terribile realtà dello sfruttamento
minorile, le persone più discriminate sono quelle di sesso femminile.
Spesso per evitare di provvedere alla dote, numerose famiglie abbandonano o
vendono le loro figlie, e molte ragazze per vivere, sono costrette a sottostare
ad un racket che le spinge a elemosinare o a prostituirsi, oppure svolgere lavori
umili. Quello che cerchiamo di fare è promuovere il coinvolgimento dell'ambiente
imprenditoriale e privato per consentire interventi economici nell’ambito
della negazione dei diritti del bambino.
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