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Moris Bertozzi, volontario della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha iniziato a La Paz un servizio per bambini della bolivia e per i ragazzi di strada, insieme ad altri collaboratori. Si stima che attualmente vivano, nell’intera Bolivia, senza fissa dimora, circa 4.600 persone in maggioranza adolescenti, ragazzi e donne con bambini della bolivia, anche neonati.

Ogni mercoledì sera, e diverse mattine all’alba, alcuni membri della Comunità, italiani e boliviani, coadiuvati da volontari di La Paz, scendono nelle strade della città per portare ai bambini della bolivia pane e "api", un cereale macinato a farina e cotto con spezie, particolarmente nutriente.

Il servizio rivolto ai ragazzi di strada, iniziato con pochi mezzi nel 1996, ha continuato a crescere ed ora serve più di 600 bambini della bolivia offrendo loro vestiario, cibo, medicinali, servizio legale e purtroppo, come spesso accade a causa della violenza in cui si vive, servizio funerario.
Ma tutto ciò da solo non è ancora sufficiente: da qui l´iniziativa di creare un centro , dove accogliere e far vivere questi ragazzi e ragazze abbandonati da tutti.

Il 24 agosto 2002 è stata inaugurata la Casa di Fraternità su una superficie di 840 mq. suddivisa in due piani, posta nel centro di La Paz.

Questa casa è stata concepita per dare ai bambini della bolivia che vivono in strada, un posto letto e un pasto giornaliero in un ambiente sano e sereno, nel quale possono liberamente decidere di rifugiarsi, al riparo dai pericoli cui sono continuamente esposti in strada, soprattutto nelle ore notturne.
La casa è stata realizzata in un ex convento di suore Paoline e, posta nel centro della città, rappresenta un luogo facile da raggiungere per chiunque lo desideri.

A giudicare dal numero sempre crescente di adesioni e dall'interesse con cui i ragazzi si avvicinano a questa nuova esperienza di vita, si può ben sperare nel futuro di questa casa che è nata affinché tutti coloro che lo vogliano, possano autonomamente e liberamente entrarvi e sentirsi a casa loro.
Questa dovrebbe rappresentare una prima fase di reinserimento, per incoraggiare questi giovani ad uscire da una situazione senza futuro e fare intravedere loro nuove possibilità e modalità di vita.

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